The wine of the son of the King of the French

documentary movie directed by Lidia Rizzo

Sequenze di gola: I atto. Resoconto del primo appuntamento: Segnalazione a Bologna

Posted by on Mar 12, 2015

Sequenze di gola: I atto. Resoconto del primo appuntamento
Avatar di Martina B Martina Belcecchi- mercoledì, 11 marzo alle 9:31

 

Nella serata di ieri, 10 marzo, è stata inaugurata la seconda edizione della rassegna cinematografica “Sequenze di gola”, evento patrocinato da Expo 2015, sostenuto da Emil Banca, presentato dal Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia dell’Università di Bologna e che, inoltre, ha ottenuto la collaborazione dell’associazione dei Documentaristi Emilia-Romagna e dell’Accademia italiana della cucina.

La serata si è aperta con una presentazione generale dell’evento e dei film previsti, dal 10 fino al 31 marzo 2015. Il primo incontro prevedeva la visione in anteprima a Bologna di Lo Zucco. Il vino del figlio del Re dei Francesi, regia di Lidia Rizzo. Il film procede secondo un alternarsi di testimonianze e commenti storici, immagini in bianco e nero, sequenze paesaggistiche odierne e ricordi strappati alla memoria. Le sequenze narrano della Palermo e del Musée Condé a Chantilly di oggi che curano con estremo rigore gli oggetti, tra cui fotografie e rapporti epistolari, che riconducono alla Palermo e ai paesi di Zucco e Montelepre di ieri, quasi fosse un viaggio tra Sicilia e Francia in cui lo spettatore è condotto per mano dalla regista.

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Il ritmo del documentario è scandito da un crescendo nella prima parte attraverso la descrizione dell’idea da cui nacque questo vino e l’ascesa della tenuta del vigneto di Zucco, grazie al contributo economico del duca d’Aumale e al suo ingegno strategico nell’avanguardia meccanica industriale. Nella seconda parte del film, invece, si assiste a come la tenuta sia passata per varie mani a causa del problema dell’ereditarietà fino ad arrivare al collasso del titolo che lo Zucco era faticosamente riuscito a raggiungere. Nell’ultima parte, invece, il film testimonia l’affettuoso ricordo di coloro che non dimenticano la grande importanza che ebbe lo Zucco, soprattutto dopo il successo dato dall’esportazione e la fama mondiale che seguì, prendendo la decisione coraggiosa di farlo risorgere. Il montaggio, pertanto, si è chiuso lasciando un senso di speranza nello spettatore (soprattutto in quello amante sia del cinema sia dei vini) che, probabilmente, potrà assaggiare di nuovo il sapore dello Zucco e rivedere il suo colore ambrato. La prima “puntata” della rassegna cinematografica si è conclusa con l’assaggio del vino Pignoletto dell’azienda agricola Tizzano (situata vicino a Casalecchio di Reno), accompagnato da focaccia e mortadella. Con l’occasione, ricordo ai lettori che il prossimo appuntamento di “Sequenze di gola” si svolgerà martedì 17 marzo, sempre alle ore 18:30 in via Rialto 19 presso il Cinema Rialto, con la proiezione del film francese L’ala o la coscia?

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Il film sul vino prodotto da D’Aumale vince in Francia all’Oenovideo Film Festival 2013 (cronache di gusto.it)

Posted by on Giu 5, 2013

“Lo Zucco. Il vino del figlio del Re dei Francesi”, il film firmato dalla regista Lidia Rizzo ha vinto al 20° Oenovideo International Wine and Grape Film Festival 2013.
Il Prix de la Revue des Œnologues è così andato al lungometraggio dedicato al Duca D’Aumale, al territorio che si affaccia sul Golfo di Castellammare che accolse una case history imprenditoriale ottocentesca e di successo.

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La Sicilia che esporta cinema: Lo Zucco attira i francesi. (repubblica.it)

Posted by on Giu 3, 2013

La Sicilia che esporta cinema: Lo Zucco attira i francesi. (repubblica.it)

C’è una Sicilia cinematografica d’esportazione che non è solo “Il commissario Montalbano” o “Il postino”, che hanno trainato i boom del Ragusano e di Salina.
Dopo aver inaugurato il Vinitaly e la partecipazione al festival statunitense di Sonoma adesso il film “Lo zucco. Il vino del figlio del re dei francesi” conquista il pubblico franceseo. Giovedì scorso il documentario della regista catanese Lidia Rizzo è stato proiettato con successo a Carcassone, adesso si sta studiano un gemellaggio fra Chantilly e Terrasini.

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Repubblica Palermo 7 aprile 2013 – Vinitaly

Posted by on Mag 24, 2013

Repubblica Palermo 7 aprile 2013 – Vinitaly

Il film sul vino dello Zucco va al Vinitaly e in America

Il documentario sul moscato del figlio del re di Francia inaugura il padiglione Sicilia alla manifestazione enologica.
Poi tappa al festival di Sonoma. E arrivano i turisti sulle tracce del vino.

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Business e potere gli Orléans in Sicilia (Repubblica)

Posted by on Ott 16, 2012

Gli Orléans sono fra noi. Dopo il film documentario di Lidia Rizzo, Lo Zucco.
Il vino del figlio del re dei francesi, presentato a Venezia e poi a Terrasini, ecco una pubblicazione di Gaetano Ennio Palmigiano, Gli Orléans a Palermo, allo Zucco e a Chantilly dal 1808 al 1954 (edizioni Thule).

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WineNews – 25 settembre 2012-Alma Torretta

Posted by on Mar 25, 2012

 

 

Categoria: News

Palermo – 25 Settembre 2012, ore 18:46

IL VINO DELLO ZUCCO: DAL DUCA D’AUMALE AL PRESIDENTE ZAMPARINI. IN SICILIA SI RISCOPRE UNA PRODUZIONE INIZIATA DAGLI ORLEANS A FINE OTTOCENTO. IL FILM DOCUMENTARIO DI LIDIA RIZZO NE RIPERCORRE LA STORIA. CHI NE PROSEGUIRÀ L’EREDITÀ?

Il vino dello Zucco inventato dal figlio del re di FranciaNon solo gli inglesi e i Florio con il Marsala, ma anche i francesi hanno avuto un ruolo importante a fine Ottocento nello sviluppo della vitivinicultura siciliana. Una pagina di storia dimenticata, che adesso potrebbe essere portata avanti da un friulano, il presidente del Palermo Calcio, l’imprenditore Maurizio Zamparini, che ha già in Italia altre proprietà vinicole.Il vino dello Zucco è stato “inventato” dal figlio dei re dei Francesi, quell’Enrico d’Orleans duca d’Aumale figlio del re Luigi Filippo e di Maria Amelia di Borbone, e sino a qualche anno fa era diventato solo poco più di un mito, un vino perduto, legato ai ricordi di un’età felice e prospera di cui ancora favoleggiano i più vecchi contadini di Montelepre. Lo Zucco era uno sterminato latifondo di seimila ettari in provincia di Palermo, nell’entroterra di Terrasini, con Montelepre e Giardinello i paesi più vicini. Fu acquistato dal duca d’Aumale nel 1853 dagli eredi dei Principi di Partanna, ed era coltivato prevalentemente ad oliveto, vigneto, sommacco, agrumi e carrube, gran parte lasciato a brullo pascolo. Per inquadrare il personaggio di Henri d’Aumale, ricordiamo che alla madre apparteneva già quel Palazzo d’Orleans che oggi è la sede della Presidenza della Regione Siciliana, e che era uno degli uomini più ricchi e colti del suo tempo. Al duca piaceva molto quel suo feudo siciliano, tanto che volle tornare a morirvi nel 1897. La sua residenza principale era in Francia, al castello di Chantilly, ma allo Zucco Henri amava recarsi una volta all’anno. Alla sua morte, senza eredi diretti perché i suoi figli morirono prima di lui, la proprietà dello Zucco fu spezzata e venduta, una grossa parte andò ai principi di Gangi che vi continuarono a produrre un po’ di vino, ma dolce, il moscato dello Zucco, mentre invece quelli del duca d’Aumale erano vini secchi. Il feudo, così diviso e abbandonato, cadde rapidamente in rovina e la sua storia divenne leggenda, un po’ confusa.

In questa storia si è imbattuta Lidia Rizzo, documentarista catanese allieva di Folco Quilici che ha raccolto con caparbietà documenti, conservati soprattutto al Castello di Chantilly, e testimonianze orali per farne un film documentario appena presentato prima a Venezia e il 21 settembre a Terrasini in quel Palazzo d’Aumale, di fronte alla spiaggia della Praiola, oggi Museo regionale, che veniva utilizzato dal duca Enrico come magazzino di stoccaggio del vino prodotto allo Zucco prima di essere spedito in Francia dove era molto apprezzato.

WineNews – IL VINO DELLO ZUCCO: DAL DUCA D’AUMALE AL PRESIDENTE ZAMPARINI. IN SICILIA SI RISCOPRE UNA PRODUZIONE INIZIATA DAGLI ORLEANS A FINE OTTOCENTO. IL FILM DOCUMENTARIO DI LIDIA RIZZO NE RIPERCORRE LA STORIA. CHI NE PROSEGUIRÀ L’EREDITÀ? – The Pocket Wine Web Site in Italy

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Allo Zucco il duca d’Aumale aveva fatto arrivare maestranze francesi, introdotto tecniche di gestione del vigneto e della cantina d’oltralpe, il duca poi faceva maturare i suoi vini sino a cinque anni (per l’esattezza il termine usato era “educare”), aveva costruito un impianto di irrigazione, portato allo Zucco vitigni quali il riesling, il semillon, la grenache blanc, l’alicante bianco. Ma aveva saputo pure riconoscere le qualità degli autoctoni per cui il suo bianco era per il 50% catarratto, e in parte anche inzolia, e per il suo rosso utilizzava il perricone e aveva dimostrato che se ne potevano ottenere vini tutta’altro che grezzi. Fu anche tra i primi ad imbottigliare e per evitare le contraffazioni si inventò pure etichette traslucide difficili da imitare. Perché il suo era un vino “purissimo”, di naturale alta gradazione alcolica, 17 gradi naturali, ottenuto in condizioni igieniche ottimali, non era necessario fortificarlo con alcol per farlo viaggiare in mare come facevano gli inglesi con il marsala, non era certo contraffatto come molti madera del tempo. Tutto questo ha scoperto Lidia Rizzo. E nel suo documentario parla Pietro Galioto che ha ereditato una parte della vecchia tenuta dello Zucco e vi produce agrumi biologici. Pietro sogna di riportare in vita il vino del Duca e agli antichi fasti un territorio che da un punto di vista pedoclimatico è ottimale per fare viticoltura di qualità, con quei terreni sciolti che si sono formati dalla degradazione delle montagne, così ricchi di mineralità, e quella fresca brezza che soffia ogni giorno dal mare . Ed è proprio Pietro a svelarci l’interesse di Maurizio Zamparini per lo Zucco. “Qui il mio Presidente vuol costruire un centro sportivo con campi di calcio – racconta Franco – e con me produrre uva e vino biologici. Partiremo entro un anno”. I prossimi mesi saranno decisivi per il progetto che riguarderebbe complessivamente una ventina di ettari. Pietro Galioto ha puntato per adesso sul moscato bianco, più che sui vini secchi del Duca, per fare quel Moscato dolce dello Zucco, prodotto in realtà successivamente dai principi di Gangi, che già da qualche anno anche l’Irvos (Istituto della Vite e del Vino della Regione Siciliana) sta studiando e sostenendo con la creazione di un apposito disciplinare e marchio, allargando il territorio di produzione sino a Partinico da una parte e Balestrate dall’altra. Il moscato dello Zucco è già prodotto dall’azienda Cusumano ed allo studio anche dalle cantine Cossentino e Tola. “L’obiettivo della sperimentazione e del marchio – assicura comunque il direttore Irvos, Dario Cartabellotta – è valorizzare l’identità territoriale dello Zucco che stiamo riscoprendo”. Alma Torretta WineNews –

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